Freeway Magazine: il meglio del mondo Harley-Davidson.

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L'articolo di Freeway "Sono sempre stato un Ducatista fedele al marchio. Negli anni '70 erano pochissime le Harley sulle strade italiane ed io passavo da uno Scrambler all'altro: 250, 350, 450 ...

Una scala reale!

Poi un 750GT bombardato a dovere, per arrivare alla Hailwood Replica 900, con gli scarichi Conti. Avere una MH 900 significa andare per forza di cose sempre a manetta, ed ogni tanto assaggi il sapore amaro dell'asfalto ..."
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Con l'aumentare delle responsabilità e della famiglia, Geppe si è tranquillizzato passando alle più miti Honda 6 cilindri (tenuta 2 mesi e mezzo) e Bmw K100RS, durata 10 giorni ...

Poi sono arrivate le Harley.
"Era l'unica moto non sportiva che mi dava delle sensazioni pari al vecchio amore Ducati. La mia prima spingerona l'ho comperate alla Numero Uno di Milano, nel '90, il giorno del mio compleanno.
Da lì è cominciata la mia storia legata alla Harley Davidson, che mi ha portato in sella alla 883R superelaborata, un'altra classic per i viaggi così la morosa non si incazzava più di tanto ... E il V Rod, che non mi ha fatto impazzire ed ha trovato un nuovo proprietario"
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Alla ricerca dell'autenticità

Geppe incontrò le Harley perchè conosceva Roberto Crepaldi, allora socio di Carlo Talamo alla Numero Uno.
"All'inizio deglia anni 90, quello H-D era un mondo basato sul markteting fatto da persone intelligenti e particolarmente avanti.
Una cosa abbastanza modaiola, cosa che a me dava un po' fastidio.
Così, mi misi alla ricerca di 'quelli veri', che in moto ci andavano per passione. Sono sempre stato un solitario, sempre meglio che frequentare quelle persone ridicole che si toglievano la cravatta per mettersi il giubbotto di pelle e fare casino al ristorante ...
Credo di far parte di quella generazione di persone che credono veramente in quello che hanno fatto e continuano a fare"
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Geppe aveva vissuto al stagione degli hippy e della prima ondata rock:
"E' stato fantastico. Tante cose che si ascoltano oggi le abbiamo inventate noi, adesso le ripetono e basta, creatività zero".

Non è un caso che Geppe salti con tanta facilità dalle H-D al rock, perchè sono due aspetti del medesimo stile di vita.

"Oggi non si crea niente e lo senti anche dai suoni, tutti fatti in studio, improponibili dal vivo.
Una volta invece c'era una carica della Madonna!
E tutto questo modo di pensare ed agire si ritrova nel mondo dei motori.
Una ventina di anni fa, un tipo con il culo a terra e le braccia al cielo in sella a un rigido che sobbalzava anche su un sassolino, la tenda arrotolata sul manubrio ed il sacco a pelo dietro veniva considerato da ricoverare ...
Oggi è semplicemente un figo.
C'è tutto questo culto dell'immagine fine a se stessa, mancano lo spessore, la sostanza"
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Geppe racconta della prima volta che uscì con la sua Mercury:
"Ho passato la serata a spiegare dove l'avevo trovata, quanto costava, quanto faceva ... Domande idiote, perchè uno che vede la Mercury e ti chiede quanto fa, è solo un cretino ... La seconda sera ho resistito un quarto d'ora e poi me ne sono andato.
Ora la uso solo di notte, quando non c'è in giro nessuno.
E tutti mi dicono: cazzo, c'hai la Mercury e non ti fai mai vedere!"
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A Geppe interessa altro: "Quando sono lì dentro, fra quei finestrini piccoli, e sento il 5.700 che urla ... FINE! Ma se lo vai a raccontare ti prendono per pazzo".

E le Harley, allora?
"Vanno piano ma dispensano emozioni a non finire.
Non vanno prese solo come fenomeno d'immagine.
Prendi il V-Rod: grandi prestazioni, zero emozioni.
E' una questione di cultura, è come passare dalla Ferrari alla Mustang.
Potrebbe sembrare una pazzia, ma su quei mezzi difficili da portare provi delle sensazioni di guida ineguagliabili.
Proprio come su una Harley, ti senti on top of the world.
Mentri in Ferrari ti senti in alto solo se ti guardano ..."
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Arriva il Beat

La musica entrò prestissimo nell'esistenza di Geppe.
Grazie a sua madre, alle elementari studiò pianoforte per quattro anni.
Poi avvenne un fatto imprevisto.
"Mio padre, grande appassionato di musica, mi portò a casa un LP tutto nero con quattro facce. C'era scritto The Beatles, ho ascoltato Please please me e son andato nella merda più nera ...
improvvisamente volevo una chitarra elettrica e papà me ne procurò una.
Mi ricordo che abitavo a Milano e con il figlio del portinaio ci trovavamo il pomeriggio a suonare insieme i pezzi dei Beatles.
Abitavo in Piazzale Lagosta e vedevo sempre una Lancia Fulvia 2C con la scritta The Kill Joy.
C'erano sempre su tre ragazzi con i capelli lunghi che frequentavano il bar di fronte a casa mia. Ero in tenera età, ma grazie alla stazza da adulto riuscivo ad ingannare il gestore e cimentarmi con il flipper, allora vietato ai minorenni.
E seppi che i Kill Joy erano un gruppo.
Conobbi Giorgio prandi, il chitarrista, che mi insegnò un approccio più rock con la chitarra. Cominciai a frequentare i locali come il Piper dove di suonava dal vivo.
Ci andavo con mio padre, un grande puttaniere malato di figa, un morbo che poi attaccò anche a me!
Da questo mondo rimasi stregato: comincia a provare con altri ragazzi della mia età nella cantina di Prandi.
Nacque il mio primo gruppo e cominciammo a suonare alle feste.
Poi conobbi Giorgio Gallo, un batterista del Giambellino, e Santino Martoscia, che era il bassista dei Generali, il gruppo di Ricky Maiocchi.
Dopo i Generali suonai anche nei Big Beat Baba's Band, divertendomi come un matto.
Nel frattempo era arrivata la prima figlia, Chiara, ed all'inizio degli anni '80 terminai questa stupenda esperienza.
Perchè o diventi il Vasco Rossi della situazione, oppure ..."
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Continua a viaggiare

Geppe è un fiume in piena. Figuriamoci se si ferma quando c'è una strada da fare.
"Il viaggio che voglio fare prima di mettere i piedi avanti, sono gli Stati Uniti.
Voglio girarmeli con la Titti, la mia Springer.
Senza limiti di tempo, senza programmi, trasportato dal volgere degli eventi.
Puro spirito on the road. Andrò anche al HOG Party di Barcellona, naturalmente.
Ma la parte più bella sarà sicuramente legata al viaggio, con tutti gli imprevisti del caso. Una volta lì, non si scappa.
C'è un programma prestabilito, un clichè che continua a ripetersi sempre uguale ... con il passare degli anni certi eventi che non sanno rinnovarsi vanno in decadenza, perchè sono basati su schemi banali e statici.
Bisogna creare l'ambiente giusto, poi la gente e le occasioni fanno la festa.
Io ci provo nel mio locale, il Tartaruga di Villa Guardia.
Musica dal vivo ed atmosfera wild al punto giusto, ma nel rispetto del prossimo"
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Freeway
E poi cosa ti rimane ancora da inseguire?
"Il piacere di vivere la vita per quello che ti dà.
Non possono esserci sempre i momenti di divertimento eccezionale ...
Quelli sono dei piccoli premi per la merda che devi mandare giù.
Perchè è dalla merda che impari e cresci"
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Amen Geppe, amen.



Pubblicato da Freeway, vedi anche l'articolo Sporty Track

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